martedì, 08 luglio 2008 | in : consigli per gli aquisti, bookshelf

...e di altri massimi sistemi.

Ci sono tante cose e tanti atteggiamenti che proprio non mi piacciono: alla prima categoria appartengono sicuramente i libri di Dan Brown, alla seconda le persone che criticano le cose senza conoscerle. E' ovvio che il sottoscritto si trovasse in un bel cul de sac. Così sfruttando una dimenticanza di un amico è finito che pure io ho letto un best-seller dell'autore americano. Mi è capitato tra le mani Crypto (titolo originale Digital Fortress) del 2006. Sembra che Brown continui a picchiare sull'argomento a lui noto dei codici da decifrare dopo il successo avuto col Da Vinci. Come è c'era da aspettarsi l'autore maneggia con professionalità eccelsa l'argomento sciorinando dati e notizie da insider. Il libro scorre via veloce nonostante le quasi 500pag. ripartite in capitoletti cinematografici. E qui nasce il primo appunto che io faccio a Crypto così come a tutti gli altri libri del genere: si tratta in realtà di una sceneggiatura. Sotto forma di romanzo viene proposto il copione di un film già pronto, mancano solo (ma non sempre!) le indicazioni sul luogo in cui si svolge la sequenza, del tipo: 'interno giorno - tizio guarda dalla finestra'. Tanto varrebbe invece di leggere passare un paio di ore davanti alla tv guardando un film. Il secondo elemento è dato dai 'colpi di scena' cioé dagli sconvolgimenti inattesi della trama che sono quanto di più scontato esista al mondo. Infatti scopo dell'autore sembra solo quello di indurre il lettore a pensare una certa cosa, fornendo logiche e valide informazioni, per poi dimostrargli che le cose andavano osservate da un altro punto di vista. Il problema è che questo 'altro' punto di vista fino alla risoluzione del mistero non esiste, neanche in nuce ed il lettore, neppure se attento e perspicace, non può cogliere nessuno spunto. Nei libri di Sir Conan Doyle, ad esempio, gli elementi indiziari sono tutti innanzi agli occhi di chi legge così come di Holmes e Watson; poi il fatto che solo Sherlock li sappia ricoleggare ed interpretare stupisce ed affascina. Ma nei libri di Brown e degli altri suoi simili non esiste modo di comprendere certi meccanismi perché la funzione dell'ingranaggio è solo quella di confondere il lettore.

Per questo avevo ragione a pensare che certi libri fossero solo spazzatura e adesso c'ho pure più ragione. Me ne tornerò presto ai miei libri di filosofia che magari non hanno capo né coda ma almeno non hanno come scopo quello di prendermi per il culo.

DF

P.S. La specialità di Dan Brown non devono certo essere le password inventate perché anche un bambino di 10 anni avrebbe indovinato in anticipo sia quella dell'ascensore e quella del software. Tra l'altro: come rispondereste a questa domanda: "la prima differenza elementare tra la bomba di Hiroshima e Nagasaki?" La risposta è un numero.

Danske @ 09:34 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
Commenti
#1   08 Luglio 2008 - 11:27
 
"Per questo avevo ragione a pensare che certi libri fossero solo spazzatura e adesso c'ho pure più ragione."
Come darti torto su Dan Brown? Però io mi sento sempre in colpa a pensarla così. Sono snobbissima sulle letture, ma cerco lo stesso di pensarlo il meno possibile. Il che è strano.
Su quella domanda finale...che quella di Hiroshima è stata gettata per prima è l'altra per seconda? :-P Ok, ci ho provato. Dacci la soluzione, poi…
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